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Giusy Pirrotta

Il mio lavoro comprende l’uso di mezzi diversi dal film al video, la ceramica, la fotografia e stampe su tessuto, finalizzate alla realizzazioni di ambienti che indagano la percezione della luce e la multidisciplinarietà dell’uso dell’immagine in movimento, spesso affiancata alla scultura e a sperimentazioni con svariate sorgenti sorgente di luce e di proiezione.
L’osservazione dello spazio dell’immagine in movimento all’interno di contesti espositivi come il cinema e la galleria, lo studio della luce e l’uso di questa come materiale insieme alla reinterpretazione della ‘grammatica’ del processo di proiezione, sono elementi che contribuiscono a oltrepassare il focus relativo all’uso di un medium specifico o di un linguaggio, allargando il lavoro alle soluzioni infinite offerte dall’interazione tra arte, design e architettura.

La mia ricerca si basa sullo studio della luce e l’analisi delle sue qualità scultoree in relazione all’architettura intesa come contesto espositivo. E' strettamente collegata all’analisi della natura dell’immagine in movimento intesa come luce emanata o proiettata, e il suo stato effimero in relazione ai meccanismi ottici percettivi e i contesti espositivi. Il mio interesse si focalizza sulla consistenza della luce e le sue qualità scultoree in relazione al paradosso determinato dal suo stato effimero ed evanescente. Questa relazione è costituita dalla sua interazione con lo spazio architettonico e la sua dipendenza dall’attrezzatura usata per la sua produzione e fruizione.

La mia indagine intende esaminare il limite del frame dentro cui ogni immagine è contenuta e come la luce possa interferire tra questo confine di rappresentazione e il nostro quadro percettivo visivo. Come può l’atto percettivo costituire il lavoro esibito? È la luce un medium capace di rompere il quadro di percezione visiva?

Il mio intento è quello di dare forma alla luce in modo da creare un esperienza tattile di un fenomeno evanescente. Lo scopo dei miei interventi è quello di mettere in discussione le condizioni del vedere evidenziando la relazione ambigua tra l’architettura dell’immagine in movimento, il contesto espositivo come spazio fisico installativo e l’esperienza dello spettatore.

My practice comprises the use of different media such as film video, ceramic, photography and print on fabric finalised to the making of environments which focus on the study of light and the multidisciplinary use of moving image along with sculptural elements and different light sources. The observation of the space of moving image between the cinema and the gallery, the use of light as a material and the re-interpretation of the ‘grammar’ related to the projection process, contribute to encompass the focus related to the use of a specific medium or language, broadening the work to infinite solutions offered by the interaction between art, design and architecture

My research is strictly related to the analysis of the nature of moving image and its ephemeral status as light projected in relation to optical perception mechanisms and different display contexts. I focus my interest on the consistency of light and its sculptural quality against the paradox of its ephemerality. This relationship is determined by its interaction with architectural space as well as its dependency on the equipment used from production to fruition.

My inquiry examines the limit of the frame and how light can interfere between the representational frame, within which images are contained, and our frame of vision. How can the act of perceiving constitute the work exhibited? Is light a medium able to break the frame of visual perception?
My intent is to shape light in order to create a tactile experience of an evanescent phenomenon through the interaction of the projected image/light with sculpture and architectural space. My interventions aim to question the condition of seeing, pointing out the ambiguity between the architecture of moving image, the relationship with the physical installation space and the viewer experience.